giovedì 29 ottobre 2009

Senza ritorno

Ormai in classe, anzichè seguire le lezioni scrivo [pensate quanto sono interessanti!]. Questo è il lavoretto di tutte le cinque ore.

I gemelli si guardarono soddisfatti. Il loro ultimo piano d'evasione era pronto. Dopo il loro ultimo tentativo di fuga avevano deciso che non sarebbero più andati via dalle torri alte, sia perché sarebbero potuti cadere, sia perché gli avrebbero potuto lanciare delle frecce maledette. «Sento che questa sarà la volta buona!» disse Cordothren «Ma comunque, cosa faremo dopo?» «Come cosa faremo dopo?! Ne abbiamo parlato anche prima: cercheremo un altro mago e chiederemo una seduta col SUPREMO; gli diremo dov'è e come si arriva al palazzo e poi succederà quel che succederà, no?» «Lo so, non l'ho dimenticato. Ma intendo, cosa faremo
dopo quello? Non abbiamo niente negli altri Continenti e nell'Arcipelago» «Già non ci avevo pensato...» rispose Gothen. In quel momento qualcuno bussò alla porta. «Avanti!» Nella camera entrò un uomo alto e robusto, coi capelli castani e unticci, gli occhi gialli e la carnagione olivastra. Parlò ai figli con la sua voce gracchiante «Devo partire. Oggi sarei dovuto andare ad una cena per accogliere dei cavalieri venuti in nostro aiuto. Ci andrete voi al posto mio. E non combinate guai.» concluse severo sbattendo la porta alle sue spalle. «Però una cosa certa c'è. Cosa o persona peggiore di nostro padre non esiste altrove!» sentenziò Gothen sorridendo.

«Dovete prepararvi per la cena, signorini» disse una cameriera da dietro il portone. Allora i bambini presero dei giustacuore nero con dei pantaloni coordinati. Nella sala da pranzo c'erano otto uomini con delle tuniche stranamente bianche e una corona ricamata in grigio. «I figli di Algor! Benvenuti, prego, sedetevi» disse un uomo sorridente, coi capelli biondi e ricci, gli occhi viola ametista, la pelle dorata, alzando un boccale. Gli altri sette lo imitarono e ne bevvero un lungo sorso. Poi i gemelli si sedettero, e tutti incominciarono a servirsi. C'era poco chiasso, ogni tanto qualcuno parlava o rideva, finchè l'uomo di prima parlò. «Sono famose le vostre fughe. Come mai questo grande odio verso vostro padre, il palazzo e tutto ciò che ha a che fare con lo ZAR?» «È affar nostro il perchè di questo, messere» «Dopotutto ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, ed è meglio che rimangano lì dove sono i nostri. Mi creda, è meglio così» risposero all'unisono i bambini, abbastanza seccati. Dopo quell'intervento, nessuno diede più fastidio ai gemelli. Alla fine della cena, gli otto cavalieri andarono nelle loro stanze, i due bambini fecero altrettanto. Ma a tarda notte uscirono silenziosi e s'incamminarono verso le segrete. Cordothren sentì un sibilo da dietro, si fermò a scrutare nel buio del corridoio. Toccò la spalla al fratello «Sembra che qualcuno ci segua» «Non possiamo fare niente, ci scoprirebbero sennò. Per ora cerchiamo di far perdere le nostre tracce» E allora iniziarono a girare per vari corridoi, finchè non furono sicuri di non essere più seguiti. «Adesso possiamo anche tornare verso il corridoio est» disse Gothen sottovoce. Svoltarono a destra un paio di volte, e si ritrovarono a vagare nuovamente in cerca della retta via. Un urlo fendette il silenzio della notte. «Cos'è stato? Se si accorgono che non siamo a letto saranno guai» «Allora sbrighiamoci a trovare la cella giusta e filiamocela!» corsero finchè non trovarono la cella dove avevano creato un passaggio che portava fuori, all'agognata libertà. Entrarono nella cella e chiusero le sbarre di ferro, spostarono sette pietroni e sgattaiolarono fuori, le pietre rimasero lì dov'erano. I bambini corsero felici nel fitto del bosco. Quando sentirono un altro urlo era già tropopo tardi per difendersi dagli otto cavalieri che li seguivano con delle spade sguainate. Un uomo li ferì alle spalle, e caddero rovinosamente sulle radici di un albero. «Non siete qui per aiutare nella guerra, ma per sorvergliarci. Vero?» chiese Cordothren col fiato mozzato. «L'avete capito finalmente» disse uno «Vi riportiamo da papà, e anche in fretta» «
Petra» «Even» alcuni cavalieri s'immabilizzarono e attorno ai gemelli c'era una lucina verde. Si alzarono in fretta e ripresero la corsa «Cosa facciamo con quelli?» «Non lo so!» All'orizzonte s'intravvedeva il porto. I cavalieri erano dietro e si avvicinavano inesorabilmente. Erano rimasti in cinque, gli altri erano ancora sotto l'effetto dell'incantesimo. Si gettarono sui fuggiaschi, ma Cordothren si liberò in fretta dalla presa del cavaliere. Gothen era schiacciato in terra dagli altri quattro. Cordothren si girò dal fratello «Lereo!» e divenne viscido e scivoloso, si liberò anche lui e corsero assieme. «Prendiamo gli archi» dissero da dietro, e subito dopo, varie frecce vennero lanciate ai due. Una prese Gothen alla spalla, già ferita, e un'altra alla gamba. Inciampò sui suoi stessi piedi. Lo presero per i capelli, ormai era in loro pugno. Perdeva molto sangue e non aveva più la forza per opporsi. L'altro lo gurdò incredulo per un secondo mentre sorrideva, e capì che aveva deciso che sarebbe rimasto là, per garantire a lui la salvezza. «Refle!» furono le sue ultime parole, e il tempo si fermò. Si diresse più veloce che poteva al porto ringraziando il fratello, anche se non poteva sentirlo e forse sarebbe stata l'ultima volta che si sarebbero visti.


Non l'ho potuto fare molto lungo perchè un pò dovevo seguirla la lezione! Anche questo è dedicato alla mia amichetta del cuore e alla mia "nipo". Bacini, bacioni bacetti da tappanasina!

3 commenti:

  1. siiii!!!la seconda dedica attendo la terza

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  2. Oki! La mia nipo hai gia capito ki è? Se nn l'hai capito è ely, la mia vecchia compagnia di banco. Non diventare gelosa se dedicoanche a lei. Porcellina e delfina curiosa! <.< >.>

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  3. io non sono gelosa ne delfina ne curiosa ne porcellina...grrrr

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