Questo è quello che facevo durante la lezione d'inglese della Stecchi... scrivevo! Dato che non so cosa fare ricopio il mio testo[un pò l'ho completato qui a casa.]
Era ormai notte. Gothen correva nella foresta. Non riuscirò mai a sappare da qui se continua così! pensava ogni volta che inciampava. Le sentille che lo cercavano facevano sempre prù rumore «Accendete più fiaccole! Non si vede più niente! Veloci!» ormai era braccato da un giorno da tutte le guardie della fortezza, e le sue possibilità di salvezza diminuivano di ora in ora. La luce attorno a lui era sempre più forte, «Vedo qualcosa che si muove, capitano!» urlò una guardia da lontano. Gothen sentì una frecca che gli passava a pochi centimetri dalla testa. È finita... fu il suo ultimo pensiero, poi cadde a terra e sentì le braccia di qualcuno afferrargli i capelli, dopo, più niente.
Il sole era ormai alto nel cielo quando il ragazzo si svegliò «Ben svegliato bell'addormentato!» gracchiò una voce. Lentamente, Gothen aprì gli occhi, la luce gli feriva gli occhi «Chi sei?» chiese con voce flebile. «Sono tuo padre» «Dove sono!» «Nelle tue camere» «Perchè mi avete riportato qui?» «Perchè hai visto la ZAR, hai avuto un grande onore, neanche io so com'è. E vedendolo gli hai giurato di servirlo fedelmente. Non dovrai mai svelare la sua identità, ti uccideranno se lo farai» «Non voglio, so cosa vuole e io non glielo darò» «Devi invece!» «Perchè non ti è mai interessato prenderti cura di me e Cordothren? E adesso mi incoraggi a servirlo?! Sai bene che sarei fuggito anch'io quel giorno, e ho sempre odiato questo posto» «Ormai non puoi più tornare indietro!» concluse rabbioso il padre uscendo dalla porta. A Gothen rimase un sorriseto stupido in viso. Non era mai andato daccordo col padre, non gli aveva mai dato ascolto, perchè avrebbe dovuto farlo adesso? Benchè fosse sempre stato scalmanato non voleva uccidere. E per di più alla sua età... aveva solo 14 anni. Si accorse solo in quel momento di avere un lungo taglio vicino alle labbra e l'occhio destro gli bruciava. Da quando il suo simbolo si era mostrato, veniva guardato con disprezzo da tutti, come poteva il figlio di un potente generale dell'esercito dello ZAR, avere il simbolo di VITA?! La VITA che era il simbolo assoluto del bene, faceva ridere quella coincidenza. Ormai sapeva che poteva solo cercare di scappare, come aveva sempre fatto del resto. Doveva organizzare un nuovo piano di evasione. Il torrione era sorvegliato solo quattro ore al giorno, ed era l'unico posto[assieme al portone centrale] da cui non aveva ancora tentato la fuga. Si, aveva deciso che avrebbe tentato lì, tanto ormai non aveva altro da perdere! Gothen si alzò cauto dal letto e si avvicinò allo specchio zoppicando. Nel vetro non c'era più il bambino dalle guance paffute che nascondeva le armi ai soldati, toglieva i ferri dai cavalli o stracciava i fogli nel tavolo del padre assieme al fratello. Già, suo fratello, il suo gemello, Cordothren. Non si vedevano più da cinque lunghissimi anni, chissà se erano ancora così uguali come quando si erano lasciati. Era riflesso un ragazzo con i capelli neri, infangati e insanguinati, gli occhi nerissimi [non c'era distinzione tra iride e pupilla], la pelle chiarissima, il viso smorto e attorno all'occhio era disegnata una goccia rivolta verso il basso dal contorno nero. E rimase a fissarsi allo specchio finchè non calò la notte.
Mezzanotte era passata, le guardie fuori dal portone d'ingresso erano poche, e nel torrione il turno di guardia era finito da un pò di tempo. Gothen avanzava piano verso l'uscita delle sue camere. Dalla sua ultima fuga c'era una guardia che lo controllava giorno e notte. Ma al ragazzo bastò uno schiocco di dita e l'uomo cadde a terra senza fare un lamento. Fece così con tutte le guardie che incontrava, cadevano a terra incoscienti uno dopo uno fino al torrione centrale. Come aveva previsto, il torrione era sguarnito di guardie e fu facile arrivare alla piccola porta che portava finalmente all'aria aperta e fredda della notte. Fuori, Gothen, si sentì più libero che mai, anche se gli era sembrato strano che il percorso fosse stato troppo facile. Infatti, nascosto nel fitto della foresta che circondava il palazzo, c'era una dozzina di soldati ad attenderlo. Questi, sorrisero feroci al fuggiasco «Credevi che fosse sguarnito il torrione?» disse il più grosso, mentre si avvicinava «La tua magia non servirà a farti fuggire» continuò brandendo un'alabarda. Gli altri undici lo imitarono, brandendo spade, ascie e spadoni a due mani. Il ragazzo fu svelto alzando la mano contro quattro soldati e urlandogli contro «Petra!» e s'immobilizzarono, gli altri otto non si fecero intimorire e avanzarono verso di lui. Quello alla sua destra gli saltò al collo puntandoli un pugnale alla gola. La fredda lama strisciava nel collo, e Gothen sussurrò al soldato «Lereo» che divenne subitò viscido e gommoso, perciò mollò la presa e cadde a terra inerme. Il ragazzo fece così anche con gli altri, finchè non rimase solo il soldato che gli aveva rivolto prima la parola. «Cosa dicevi prima a proposito della mia magia?» «Brutto ragazzino impertinente!» urlò di rabbia l'uomo Lanciandosi alla carica verso di lui. Gothen cercava di spostarsi dai colpi dell'uomo e prendere il tempo sufficiente per lanciarli qualche incantesimo, ma non ci riuscì, si procurò solo un altro taglio vicino alle labbra. L'unico modo per scappare era che uno dei due perisse all'istante, allora il ragazzo decise che doveva farlo, anche se non voleva. A volte ci sono momenti che vieni messo a dura prova, o vivi, o muori. Quasi con terrore alzò la mano e sussurrò con voce strozzata «Efecto» e il soldato sbiancò di colpo, cadendo a terra con lo sguardo perso nel vuoto e un rivolo di sangue che gli usciva dalla bocca. Gothen corse via, senza guardare quell'uomo, e sperando che il porto fosse vicino. Verso l'alba, il fuggiasco vide all'orizzonte il mare e un porto. Anche se allo stremo delle forze, corse più veloce che potè e arrivò vicino ad un vascello. Lì, riuscì a entrare di nascosto nella stiva e a nascondersi per bene tra le merci. Quando la nave salpò, Gothen tirò un sospiro di solievo, era in salvo, libero, e niente lo avrebbe più potuto fermare. Avrebbe solo dovuto ritrovare Cordothren e la sua vita sarebbe tornata alla normalità. Ma aveva ucciso per meritarsi quella libertà, e anche se involontariamente, aveva fatto ciò che lo ZAR gli aveva chiesto di fare per mostrargli totale fedeltà.
Finito! Spero piaccia a tutti e lo dedico alla mia amichetta del cuore! Bacini, bacioni bacetti, da tappanasina!
togo,mi hai fatto una dedica (spero nn sia la prima) la tua amica è sempre qui che ti aspetta e ti chiama... bacio, la tua amichetta
RispondiEliminaCiao amichetta! Grazie, troppo gentile! Mi dispiace ma è la prima dedica ke ti faccio da quando scrivo. Cmq Bacini, baciona bacetti da teppanasina a tutti!!!
RispondiElimina...BIGGIO FAI CAGARE... CM SI FA A SOPPORTARLO???SAI K SONO SN LA TUA NIPO ELY..ABBAXO BIGGIOOOOOOOOOOO!!!!
RispondiEliminaRISPONDI...SKS SE NN ENTRO OMLTO SPEXO NEL BLOG MA CMNQ OGNI TANTO...POCO POCO...NN FA MALE!!
BACIONI A DIEGO E A TUA MAMMA!!!!!!! CIAU
Verdadero nipotina! Biggio fa schifo, però... cosa centra con quello che ho scritto?
RispondiEliminaappunto...
RispondiElimina